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Alice, l'adolescente che non voleva crescere

Alice è una splendida adolescente che abbiamo seguito in un percorso di counseling. Ve ne parliamo in questo post.

Squilla il telefono: Buongiorno, parlo con il servizio SpazioLibero, lo sportello di Counseling? Sto cercando qualcuno che parli con mia figlia Alice: io non ci riesco più e sono preoccupata.

Inizia così la nostra conoscenza di Alice, una diciassettenne dai lunghi capelli neri che sembra far disperare la mamma.

Ascoltiamo attentamente al telefono le preoccupazioni della mamma: Alice parla poco, da un po' è nervosa e dà anche qualche rispostaccia. Facciamo domande per capire meglio la situazione: a noi sembra una normale dinamica familiare, un naturale rapporto genitori-adolescenti, ma la mamma è preoccupata...lo percepiamo chiaramente.

Decidiamo quindi di fissare un incontro con la mamma e il papà di Alice, per conoscerci, capire meglio la situazione e se possiamo effettivamente aiutare.


Incontrare i genitori di un adolescente


L'incontro con i genitori, prima ancora che con l'adolescente, si rende necessario per due motivi: uno normativo e l'altro più pragmatico.

La legge impone al Counselor di non incontrare un minorenne senza il consenso da parte dei genitori (servono entrambi, attenzione).

L'esperienza ci dice che molte volte non è il minore ad avere bisogno di un percorso di counseling quanto piuttosto i genitori. Inoltre, è fondamentale informarsi sulla situazione familiare direttamente da mamma e papà: conoscere il sistema familiare, le ansie dei genitori, la loro visione sui comportamenti dei figli è un tassello fondamentale per comprendere poi le problematiche del ragazzo.

Incontriamo quindi la mamma e il papà di Alice. Una coppia affiatata, due genitori presenti con i figli (in famiglia ci sono un ragazzo di 23 anni e una ragazza di 13 anni) e ora preoccupati per Alice che vedono svogliata, nervosa, incapace di prendere una decisione sul suo futuro e a volte un po' superficiale e a tratti maleducata.

Sostengono entrambi di non riconoscere più la figlia: è sempre stata una ragazza modello, brava, studiosa (frequenta il liceo classico con ottimi voti), ma da quando ha iniziato il quarto anno è cambiato tutto. Si è piano piano chiusa in se stessa, parla meno con i genitori e se si fa una domanda in più risponde in modo nervoso.

Ascoltiamo i racconti dei genitori di Alice, osserviamo le dinamiche relazionali tra i due, facciamo domande per capire il loro rapporto con Alice e gli altri figli.

Dopo un'ora di colloquio possiamo dire di avere di fronte una famiglia affiatata con genitori presenti e sinceramente preoccupati. Sia mamma che papà hanno la stessa visione di Alice e non sembrano avere particolari problemi con l'adolescente. Dai loro racconti emerge che, da quello che sanno, non è successo nulla di diverso o particolare ad Alice che possa giustificare questo cambiamento, il rendimento scolastico è rimasto lo stesso, le amicizie pure...tutto sembra come prima, ma non è così. Alla domanda "cosa pensa Alice della vostra iniziativa di interpellare un counselor per lei?" rispondono che Alice ha acconsentito praticamente subito e questo non ha fatto altro che confermare in loro che sì, un problema c'è. La pensa così soprattutto la mamma: il papà sembra più sereno a riguardo anche se nota gli stessi cambiamenti, che preoccupano sua moglie, in Alice e non vuole sottovalutare la cosa.

Decidiamo quindi di incontrare Alice e fissiamo con i genitori l'incontro. La potranno accompagnare, ma il colloquio avverrà senza di loro: aspetteranno fuori dallo studio.


L'incontro con l'adolescente


Alice entra nello studio timidamente: saluta i genitori, chiude la porta e rimane in piedi. Si guarda in giro titubante.

Le sorridiamo e la invitiamo a sedersi dove desidera. Cerchiamo di metterla a suo agio, consapevoli del fatto che per un adolescente non è facile incontrare un adulto estraneo che farà domande su di sé. E infatti non facciamo domande: iniziamo a presentarci e a parlare del più e del meno. Quando Alice è entrata nella stanza l'abbiamo osservata, abbiamo notato dove si posava il suo sguardo, abbiamo notato il suo abbigliamento, gli accessori, i movimenti. Ha le mani molto curate, le unghie hanno uno smalto acceso, indossa una lunga collana che sembra fatta a mano e dalla borsa sbuca un quaderno. Partiamo da questo: dalla manicure, dalla collana. Bello il colore del tuo smalto...chissà se starebbe bene anche a me. E' gel?

Dapprima Alice parla timidamente ma poi si scioglie un po', soprattutto quando parla della collana che le ha regalato la sua amica. L'ha disegnata Alice e Sabrina, la sua amica, l'ha realizzata per il suo compleanno. Alice ora parla più volentieri: sentiamo che si fida di noi.

Il primo colloquio con un adolescente è fondamentale e le abilità di counseling che normalmente si applicano con un adulto, con il ragazzo sono fondamentali. E' conditio sine qua non sospendere il giudizio. Non fare troppe domande (a quello ci pensano i genitori), partire dai loro interessi, stare nel silenzio e non spingerli a dire per forza qualcosa sono, secondo noi, le chiavi per iniziare. E sperare che funzioni. Sì, perché non è detto che il ragazzo si apra, che si affidi a noi, che accetti il percorso. Dobbiamo tenerne conto.

Il colloquio con Alice invece procede: si parla (non tantissimo) della collana, di Sabrina, dello smalto. Solamente negli ultimi 5 minuti dalla fine accenniamo a che cos'è il counseling e che cosa succede all'interno di un percorso e che tipo di relazione il counselor avrà con i genitori. Salutiamo Alice dicendo: se ti va di tornare potremmo vederci martedì prossimo. Io me lo segno in agenda, tu pensaci e conferma o meno l'appuntamento entro venerdì. Grazie: è stato bello parlare con te.

In questa fase non si forza, si deve lasciare libero il ragazzo di decidere: è grande abbastanza per poter prendere questa decisione in autonomia. E' questo il messaggio che deve passare.


Gli incontri successivi


Alice ha deciso di tornare quel martedì e anche i 3 martedì successivi. Sono bastati 4 incontri per comprendere che cosa la rendeva così nervosa tanto da preoccupare i suoi genitori. Alice ha 17 anni, una vita normale, normali relazioni con i suoi coetanei. Le piace un ragazzo, ma non è questo il problema: si stanno conoscendo e va bene così. A scuola tutto bene, lo studio va bene, le materie la soddisfano abbastanza con i prof nessun problema. E quindi? Durante gli incontri la osserviamo sempre attentamente, ascoltiamo e prendiamo nota delle sue parole, degli argomenti di cui ci parla. Arrivati al terzo incontro la sensazione che proviamo si concretizza: rileggendo gli appunti evidenziamo delle noti comuni in ciò che racconta Alice. Alice parla spesso della scuola ma anche del suo interesse per il disegno, per la moda, per il design (vi ricordate il quaderno che sbucava dalla borsa e la collana disegnata da lei?): studiare le piace, ma le piace anche disegnare, creare qualcosa.

Decidiamo di partire da qui e per sbloccare la situazione le facciamo trovare sul tavolo le carte fotografiche di Points of You. Accogliamo Alice e dopo i primi convenevoli di rito le diciamo che vogliamo affrontare ciò che la rende nervosa, ciò che preoccupa i suoi genitori. Alice ha sempre sostenuto che sì è nervosa, che sì si è un po' chiusa in se stessa soprattutto nei confronti di mamma e papà, ma di non sapere il motivo. La invitiamo a guardare le foto e scegliere la carta che più si avvicina al motivo del suo nervosismo e della sua chiusura.

Alice osserva le carte, le guarda tutte ad una ad una, ogni tanto ne prende in mano una per guardarla meglio ma poi la posa sul tavolo. Dopo 10 minuti (che a noi sembrano eterni) Alice sceglie la sua carta e inizia a piangere. E' questa - dice- è lei.

E' la foto di 2 scarpette da neonato.

Non voglio crescere, voglio restare bambina. Ho 17 anni e devo decidere cosa fare all'università e non lo so. Ho paura di deludere le aspettative di mamma e papà.

Da qui in poi è stato tutto in discesa. Il problema di Alice era questo: non sapere cosa fare da grande. Aveva una passione per il disegno ma sentiva di deludere i genitori che la volevano avvocato nello studio di papà. Il fratello più grande studiava economia per andare a lavorare con la mamma commercialista e Alice si era convinta che lei doveva fare l'avvocato per continuare l'attività del padre.

Dopo aver messo a fuoco il problema l'incontro successivo abbiamo messo a fuoco le intenzioni di Alice. L'ultimo incontro si è svolto con i genitori: Alice ha raccontato loro le sue emozioni e i suoi sogni. Voleva disegnare. Alice ha scoperto che i genitori non volevano assolutamente che lei diventasse avvocato: erano solo preoccupati. Sono passati 2 anni, Alice si è iscritta all'Accademia delle Belle Arti insieme a Sabrina. Disegnano gioielli e vestiti. Vogliono diventare stiliste. E' felice.


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