Angela, la leadership e i ruoli

Vi presentiamo un altro caso di counseling che risale a qualche tempo fa. Protagonista Angela, una giovane donna che si presenta allo Sportello di Counseling aziendale perché vuole migliorare il suo stile di leadership.


Angela si presenta al primo colloquio un po' titubante ma "curiosa di sapere se può ottenere qualcosa" (sono le parole che usa per presentarsi).

E' una giovane donna che gestisce un piccolo team tutto al femminile. Ha conquistato il suo posto dopo diversi sacrifici che l'hanno portata ad accettare anche compromessi o altri ruoli all'interno dell'azienda in vista della promessa che "un giorno sarebbe diventata responsabile di un team". E quella promessa è stata mantenuta: da circa un anno Angela è a capo di un gruppo di 4 giovani donne. Le piace il suo lavoro, ci tiene particolarmente e vuole essere molto performante perché il suo nuovo responsabile è esigente ma, soprattutto, è appena arrivato: Angela sa che fare una buona impressione all'inizio apre ad una strada in discesa.

Mano a mano che l'ascoltiamo, percepiamo in Angela una forte propensione alla perfezione. Esige da se stessa e dalle sue collaboratrici che "tutto sia perfetto". Quest'ultima espressione insieme a "voglio creare un buon clima all'interno del team perché solo così le cose andranno bene", "dobbiamo lavorare al meglio" e "si deve andare d'accordo per creare un team perfetto" sembrava essere il leit-motive di Angela.

La perfezione. Angela era veramente convinta di dover creare qualcosa in cui tutto girasse a meraviglia: dalle cose visibili all'esterno (le scrivanie ordinate, i faldoni ben archiviati, l'abbigliamento di ogni persona del team...) a quelle più relazionali (sorrisi, cameratismo, gentilezza...).

Nel corso degli incontri, imparando a conoscere meglio Angela, ci siamo accorti che questo desiderio di apparire perfetta unito alla paura di sbagliare o di mostrare qualche "fragilità" lavorativa l'aveva con il tempo ingabbiata in un atteggiamento, paradossalmente, poco professionale e che la portava ad essere poco performante nel suo ruolo di leader.

Sì, Angela non si rendeva conto che inseguendo la perfezione e un obiettivo decisamente poco raggiungibile (un team prima o poi sbaglia, è impossibile andare sempre d'accordo...) non esercitava correttamente la propria leadership.

Invece di far crescere le sue collaboratrici, di permettere loro di sbagliare o di attivarsi in caso di qualche imprevisto, interveniva a supporto e a sostegno a volte sostituendosi alle stesse collaboratrici per poi lamentarsi se qualcosa andava storto quando non c'era o sarebbe andato storto se non ci fosse stata lei.

Il Genitore (rifacendoci all'analisi transazionale) di Angela era sempre in campo: non si rendeva conto però che così facendo otteneva l'effetto contrario a quello che si era prefissata.

Con Angela abbiamo quindi lavorato sulla consapevolezza del ruolo e su che cosa significa essere un leader cercando di stimolare il suo Adulto.

Siamo passati poi ad aumentare il suo livello di fiducia prima in se stessa e poi sugli altri e sulla capacità di lasciare andare le cose grazie a delle piccole pratiche di mindfulness.

Piano piano, facendole sperimentare anche altre posizioni percettive (soprattutto la seconda e la terza posizione), Angela si è resa conto che esercitava una leadership direttiva invece che partecipativa come desiderava e che i ruoli dovevano essere rispettati. Sostituirsi sempre e comunque alle sue collaboratrici non solo limitava la loro crescita ma rendeva lei affaticata e oberata di cose da fare che le impedivano di occuparsi delle attività che competevano al suo ruolo di leader.

Con il tempo Angela ha imparato a fermarsi prima di intervenire quando qualcosa non le sembrava perfetto: abbiamo concordato con lei nuove routine nei suoi comportamenti che hanno reso più facile per lei la riflessione e le hanno concesso il tempo di osservarsi da fuori per capire meglio l'impatto delle sue scelte. Angela si è resa conto di quanto potesse essere direttivo e invadente il suo atteggiamento pur mosso dalle più buone intenzioni.

Ha imparato ad osservare partendo da dati oggettivi e non emotivi la situazione e a comprendere che l'errore fa parte del lavoro.




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