Cambiare e cambiamento

Aggiornato il: 7 lug 2018

Perchè cambiare è così difficile? E noi counselor, come possiamo aiutare i nostri clienti a cambiare?

"Quando diciamo cose tipo "le persone non cambiano" facciamo impazzire gli scienziati...perché il cambiamento è letteralmente l'unica costante di tutta la scienza. L'energia, la materia cambiano continuamente: si trasformano, si fondono, crescono, muoiono. E' il fatto che le persone cerchino di non cambiare che è innaturale...."

Queste sono le parole con cui inizia una delle tante puntate di Grey's Anatomy, la famosa serie televisiva americana con protagonisti un gruppo di medici dell'Ospedale di Seattle. Le prendiamo come spunto per aprire una riflessione sul cambiamento.

Se tutto cambia e il cambiamento è l'unica costante....perché cambiare ci spaventa così tanto? Perché di fronte ad un cambiamento alziamo innumerevoli barriere? E quali sono queste barriere? Trovare una risposta a queste domande può aiutare ognuno di noi e soprattutto il counselor che, per professione, affianca e supporta il cliente proprio nei momenti di cambiamento.

Il cambiamento può essere pianificato o emergente. Il primo è voluto e intenzionale, mentre il secondo avviene in modo non voluto a seguito di una serie di decisioni non correlate fra loro a livello conscio oppure a fronte dell’azione di fattori esterni o interni.

Quale il cambiamento più facile? Sono tutti e due difficili e faticosi, ciò che varia sono le emozioni che il soggetto vive. Uscire dalla propria comfort zone non è comunque cosa semplice. Non pensiamo che se un cambiamento è pianificato la strada sia in discesa! Non è affatto così! Vincere un'abitudine, anche se si è fortemente motivati, non rende le cose facili. Prendiamo per esempio una persona che vuole perdere peso: è fortemente determinata...del resto non si piace più, non può indossare quei vestiti tanto carini che giacciono nell'armadio e ogni volta che fa le scale ha il fiatone. Decide quindi di cambiare stile di vita e di perdere i chili di troppo. La persona parte in quarta: decide di non mangiare più dolci e spiluccare fuori pasto e di fare tutti i giorni almeno 30 minuti di attività fisica. Fatto il piano, parte il programma. Passa di fronte ad una pasticceria e tira dritto, cammina di buon passo tutti i giorni, si iscrive magari in palestra... vive la prima fase cosiddetta dell' "ottimismo ingiustificato". Una fase che non è destinata a durare, ma ad essere sopraffatta dalla fase due: il pessimismo giustificato. La bilancia non si sposta troppo dal peso abituale, la fame si fa sentire sempre di più, i muscoli sono doloranti e le tentazioni dietro l'angolo: la persona un po' si abbatte e inizia a chiedersi "dove sbaglia", "perché i risultati non arrivano"...Se non si supera la fase due, è in agguato la valle della disperazione. La persona, completamente demotivata, arriva a giustificare ogni sgarro: "che vuoi che sia un dolcetto", "ieri sono stata a dieta ferrea e non sono dimagrita di un etto", "ho un calo di zuccheri...è il corpo che me lo chiede" e presto ripiomba nella propria comfort zone. Viceversa, se riesce a superare la fase 2, la persona può rialzarsi, tenere duro e attivare prima un realismo incoraggiante e poi un ottimismo giustificato che la porterà al cambiamento auspicato.

Quali sono invece le emozioni che vive il soggetto di fronte ad un cambiamento emergente? Innanzitutto (seguendo il modello di E. Kubler-Ross) il rifiuto: la persona è in una sorta di choc emotivo e nega il cambiamento; al rifiuto succede la rabbia (perchè proprio a me?) e poi il patteggiamento, ossia il soggetto inizia a negoziare con se stesso per arrivare all'ultima fase, ossia all'accettazione del cambiamento stesso e all'attivazione di una progettualità.

Cambiare non è facile, nemmeno per il cliente che si presenta dal counselor con una richiesta esplicita. Può avere i suoi momenti di sconforto o di inconsapevolezza e il counselor lo deve supportare in tutte le fasi. Diciamo questo perchè molte volte si dà per scontato che "siccome sei venuto tu da me" di certo sai che devi lavorare. Ma non siamo di fronte ad un'equazione matematica e soprattutto dobbiamo tenere presente che anche noi counselor ci comportiamo nella stessa maniera. Come potremmo reagire per esempio con un cliente che attiva molte resistenze di fronte ad un cambiamento, magari voluto da lui stesso, se siamo abituati ad avere sempre clienti proattivi e collaborativi? Quali sono le nostre zone di comfort? Come uscirne?

Se ti abbiamo incuriosito e vuoi iniziare un percorso di analisi su di te, clicca qui per scaricare gratuitamente la scheda che ti aiuterà ad analizzare i tuoi comfort point.

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