F come FLOW, F come FINE, F come facciamo un colloquio di counseling diverso.

Aggiornato il: gen 14

Verso la fine di ogni anno fa capolino la voglia, o quasi l’obbligo, di fare bilanci e progetti per il futuro. Sì, perché guardare avanti è necessario...come sperare e avere fiducia in qualcosa di diverso. E continuare a costruire. E quindi anche noi apriamo questo nuovo inizio presentandovi una novità: un incontro, una metodologia, uno strumento. Curiosi?



Per iniziare in bellezza e in modo diverso vi racconto oggi come ho lavorato, nel mese di dicembre, con i clienti di counseling e di coaching. Gli ultimi incontri dell’anno sono stati dedicati alla progettualità. Ho deciso di regalare una sessione ai miei clienti con FLOW il nuovissimo strumento che utilizzo da qualche settimana e trovo che sia qualcosa che ogni counselor e ogni coach debba avere nella propria cassetta degli attrezzi.

Andiamo con ordine.

Come dicevo l’ultima sessione di coaching o di counseling è stata svolta con FLOW: il kit che utilizza la fototerapia. Attenzione, nonostante il nome, usare delle foto, delle immagini non significa fare terapia: non c’è cura, non c’è diagnosi, ma solo l'esercizio di una tecnica per facilitare l’analisi del problema, cercare nuovi spunti e punti vista, creare connessioni, stimolare idee attraverso l’osservazione delle foto e la formulazione di domande ben precise.

Tutti i miei clienti, dicevo, in questi ultimi giorni dell’anno si sono concentrati sulla tematica 2020-2021. Molti gli spunti raccolti per me e materiale sul quale lavorare nei prossimi incontri. Chiaramente, le mie domande sono state poste non a caso, ma per cercare dei parallelismi con la tematica e l’obiettivo posto dal contratto. Per farvi capire meglio come funziona il tutto, vi descriverò il colloquio di G, una giovane donna di 30 anni.

G. ha deciso di lavorare sul “fare un cambiamento” in vista dell’anno nuovo. Ci siamo concentrate sul verificare da dove proviene il desiderio di costruire o cambiare qualcosa e quali forze interiori l’aiuteranno a fare il prossimo grande salto.

G. quindi si focalizza sul suo cambiamento (che è poi l’obiettivo sul quale stiamo lavorando nei nostri due colloqui che abbiamo fatto finora insieme): non è molto soddisfatta del suo lavoro e non sa come mai, non sa se cambiare carriera o se concentrarsi sull’attuale posizione alla quale comunque deve dare una svolta. G. fa fatica a mettere e a fuoco le sue motivazioni e il colloquio con FLOW cade a fagiolo: offre ad entrambe nuovi stimoli e nuovi percorsi.

Procediamo.

Le metto davanti le 3 carte-domande coperte sulle quali lavoreremo e invito G. a pescare 3 carte dal mazzo e a posizionarle, sempre coperte, una in corrispondenza di ogni domanda.

Scopriamo una alla volta la domanda e la carta corrispondente e iniziamo il lavoro. All’inizio di questo post vedete il quadro d’insieme e che riporto qui:

  1. Perché mi sento insoddisfatta? 1a La carta pescata è Hunger, fame e raffigura una persona che sta mangiando un donut molto goloso

  2. Che cosa mi farà sentire meglio? 2a La carta pescata è Obvious, ovvio e raffigura due mani che stringono un giornale

  3. Che cosa ti aiuterà nella tua svolta? 3a La carta pescata è playfulness, giocosità e raffigura una scacchiera "artigianale"

Cominciamo con il lavoro di osservazione delle foto e di domande che faccio a G. per cercare di scoprire connessioni e significati.

Una sessione intensa che ci aiuta a mettere a fuoco meglio il tutto. In sintesi G. non è soddisfatta perché è affamata di fare, di mettere in pista sempre nuovi progetti ma in questo momento il suo lavoro l’annoia, è ovvio. Ma paradossalmente proprio l’ovvietà è ciò che la farà stare meglio grazie alla giocosità alla quale dovrà attingere.

G. ha deciso di lavorare proprio sulla carta dell’ovvietà. Quella che vedete qui.


Come? Dopo aver ascoltato un racconto collegato alla carta che parla di ovvietà, di cui qui vi riporto solo la parte finale (è un po’ troppo lungo): “era la sua ritrovata fiducia in se stesso che gli aveva dato il potere di raggiungere tutto ciò che mai aveva immaginato”.

Grazie alle domande, prima sulla foto e poi sul "problema", agli stimoli ricevuti dal racconto, G. comprende che la svolta è dentro di lei e dipende da lei...che ciò che sembra essere ovvio e quindi noioso è solo un'equivalenza complessa che l'allontana dal suo obiettivo. L'ovvietà, la normalità, l'evidenza può essere tramutata in una forza: l'ovvietà del suo lavoro, ciò che conosce così bene le può permettere di muoversi anche ad occhi chiusi e di creare così nuovi progetti e nuove cose senza la fatica di mettersi sempre in gioco o in discussione.

E nei prossimi incontri lavoreremo proprio su questo.

Il tutto in 1 ora. Ma con Flow si può lavorare anche sulla consapevolezza, sul conflitto, sul sogno (inteso come desiderio/obiettivo), sul senso di appartenenza e sulla capacità di stare con quello che si ha. Tutte tematiche che si affrontano nel counseling e nel coaching.

Se volete partecipare ad una sessione con Flow, potete cliccare qui ed iscrivervi. Se poi volete ottenere la certificazione Points of You, potrete partecipare al primo step (in programmazione a febbraio) che comprende anche l'acquisto dei kit Coaching Game e Punctum.

Vi aspetto!

Cristina Speggiorin, facilitatrice certificata POY


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