Finché il caffè é caldo

Un tavolino, un caffè, una scelta. Potremmo riassumere così il libro del giapponese Toshikazu Kawaguchi, che vi consigliamo di leggere come momento di pausa. Magari davanti ad una tazza di caffè caldo. Ci sono molti spunti di riflessione anche per i Counselor.

In Giappone esiste una caffetteria speciale, centenaria dove non si beve un semplice caffè ma si fanno riflessioni sui momenti mancati.

Una caffetteria magica che permette di tornare nel passato esattamente a quel momento in cui abbiamo mancato di dire o fare qualcosa e che oggi rimpiangiamo.

Parla di questo il libro che vi presentiamo oggi dal titolo Finché il caffè é caldo.

Sarà successo anche a voi di interrogarvi su come avreste potuto comportarvi o che cosa avreste potuto dire in un determinato momento, in un'occasione particolare e di avere perso l'attimo. Chissà che cosa sarebbe successo se avessi detto? Se avessi fatto...? Ah se potessi tornare indietro ...

Ecco, il libro di cui stiamo parlando offre esattamente questa possibilità. Basta essere un avventore di quella particolare e piccola caffetteria e seguire 5 regole precise. Quali?

  1. si può viaggiare nel tempo solo stando seduti su una determinata sedia del locale;

  2. una volta arrivati nell’anno prescelto, non ci si potrà muovere da quel determinato posto;

  3. si possono incontrare solo persone che sono state in quel bar;

  4. qualsiasi cosa venga fatta nel passato, essa non avrà alcun effetto sul futuro;

  5. bisogna bere tutto il caffè contenuto nella tazzina finché è caldo, altrimenti si tornerà nel presente sotto forma di fantasma.

E secondo queste regole si intrecciano le storie di Fumiko, che non è riuscita a trattenere accanto a sé il ragazzo che amava; Kotake, che insieme ai ricordi di suo marito crede di aver perso anche se stessa; Hirai, che non è mai stata sincera fino in fondo con la sorella e infine Kei, che cerca di raccogliere tutta la forza che ha dentro per essere una buona madre.

Di più non vogliamo svelarvi: l'invito è quello di leggere, se vi va, il libro e magari di farci sapere che cosa ne pensate.

Il romanzo è piacevole e scorrevole, in perfetto stile giapponese.

Ma perché ci è piaciuto in un'ottica counseling?

Vi riportiamo qui alcuni passaggi.


"Quando torni nel passato non puoi cambiare il futuro. Andare nel futuro è un esercizio inutile."

"Le persone non vedono le cose e non sentono le cose nella maniera oggettiva che credono. A distorcere le informazioni visive e uditive che entrano nel cervello intervengono i pensieri, le circostanze, le fantasie più sfrenate, i pregiudizi, le preferenze, le conoscenze, la consapevolezza e un'infinità di altri meccanismi cerebrali."


Sono due passaggi importanti quelli sopra riportati. Si parla di qui ed ora, di cambiamento e di come le persone non vedano le cose in maniera oggettiva. E non è questo che fa il counselor?

Molti di noi vorrebbero cambiare qualcosa del proprio passato, vorrebbero avere la possibilità di sedersi in quella caffetteria e in quella sedia e riscrivere la storia... E vivono male il presente.

Il lavoro del counselor è quello di portare nel cliente la consapevolezza che il cambiamento più importante non è quello del corso degli eventi ma come noi decidiamo di affrontare ciò che accade. Solo così possiamo effettivamente modificare il nostro percorso. Esattamente come si legge nel romanzo.

E' importante spostare il focus non sul cambiamento del presente piuttosto su come il nostro atteggiamento possa cambiare il futuro grazie ai momenti in più che ci prendiamo, grazie alla possibilità di vivere appieno il presente stesso, il momento. Il counselor lavora esattamente così con il cliente: sul presente, sulla capacità di stare nel qui ed ora con quello che si ha. E sulla percezione che il cliente ha di ciò che è stato e di come agisce aprendo a nuovi punti di vista. .

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