Il valore del silenzio nel colloquio di Counseling

Aggiornamento: 2 ott 2021

Questo è il titolo della tesi di Antonella Dattolo, una nostra allieva che si è diplomata lo scorso febbraio. L'abbiamo incontrata per farci raccontare il suo lavoro e la sua esperienza, certi che possa dare molti spunti anche a voi.



Antonella Dattolo ha iniziato il suo percorso nel 2017 e a febbraio 2021 è arrivata alla sua conclusione discutendo una tesi sul silenzio.

Oggi in silenzio non ci stiamo: curiosi di comprendere un po' più da vicino il suo lavoro. Ecco che cosa ci ha raccontato.


D. Antonella, la tua tesi parla del valore del silenzio all’interno del colloquio di counseling. Ci racconti come mai hai scelto questo tema?

R. Lungo il mio percorso formativo in counseling umanistico esistenziale ho esercitato una parte di tirocinio presso un centro di psicologia e counseling: qui ho avuto l'occasione di stare in ascolto di colloqui di counseling condotti da una counselor professionista, ed è qui che ho scoperto, con meraviglia e ammirazione, l'esistenza e l'utilizzo dei silenzi durante i colloqui di counseling, la presenza di spazi e di pause che portano il cliente a riflessioni intime, profonde e feconde. Sì, per me è stata proprio un'illuminazione: l'opportunità di lasciare uno spazio sospeso riempito di silenzio, nel momento idoneo, può condurre la persona ad entrare in contatto con il sé più profondo, conducendolo verso nuove consapevolezze e verso l'individuazione di strategie adatte per arrivare alle proprie risposte. D. Qual è la maggiore difficoltà che hai incontrato nel gestire il silenzio durante un colloquio di counseling?

R. Personalmente l'esplorazione del silenzio è stata una sfida che ho affrontato con curiosità e impegno: il silenzio per me rappresentava uno spazio vuoto da riempire in qualche modo, una mia incapacità di dare risposte, di sentirmi spesso come all'interno di un esame o di un'interrogazione. Grazie alla mindfulness ho messo a fuoco le mie paure e difficoltà di fronte al silenzio, ho trovato risposte stando in ascolto di me arrivandoci proprio attraverso il silenzio. Nei colloqui di counseling oggi offro spazi di silenzio, li cerco e conduco l'altro a stare con quello che c'è nel qui e nell'ora, portandolo all'ascolto di sé comprendendo quanto a volte possa essere faticoso "restare senza parole", soprattutto quando si tratta di un percorso nuovo ed inesplorato. D. Che cos’hai imparato dal silenzio?

R. Ho acquisito la consapevolezza del valore che rappresenta il silenzio nella vita in generale e soprattutto nei colloqui di counseling; un buon ascolto si fonda anche sul silenzio e questo significa mettere a tacere i rumori esterni ed interni a noi che spesso ci impediscono di sentire; è importante saper ascoltare ed il silenzio è necessario all'ascolto, dà vita ad uno spazio in cui l'altro può definirsi e farsi comprendere. Mi sono arricchita di una grande consapevolezza: l'ascolto consapevole è un atto di attenzione e rispetto verso l'altro, oltre che una competenza nell'ambito del counseling. D. Se dovessi concludere con una frase sul tuo percorso di counseling e i risultati ottenuti finora che cosa diresti?

R. Il percorso di counseling per me è stato prima di tutto un'occasione di crescita e maturazione personale, oggi mi sento di godere in maniera più piena le mie relazioni in generale e la mia vita: nasciamo per stare con gli altri, cresciamo grazie alle relazioni, ci evolviamo e cambiamo anche attraverso i percorsi di counseling che considero un utile strumento e un'opportunità che consente di migliorare la qualità della propria vita.




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