La vita vera comincia dopo aver riordinato

Così dice Marie Kondo, la signora del riordino giapponese. Del decluttering. E noi partiamo proprio dalla Kondo, dalle sue idee per fare spazio in casa per tagliare, pulire e purificare.



No, non vogliamo proporvi un corso di formazione su come tenere in ordine la casa o sull'importanza delle pulizie di primavera, anche se la primavera è ormai vicina. Ma...

Avete mai letto qualcosa di Marie Kondo? L'autrice giapponese, ci insegna a fare spazio in casa, tra gli armadi e i cassetti. Ci spiega il perché è necessario buttare le cose inutili e ci racconta di quanto bene poi ci sentiamo.

Del resto l'abbiamo provata tutti quella sensazione...quel misto di leggerezza, soddisfazione, compiacimento quando iniziamo a fare ordine. Provate a ricordare.

Scena uno. Apriamo un cassetto e lo vediamo in disordine, pieno di cianfrusaglie e cose che non servono...anzi intralciano solo la ricerca di ciò che non troviamo. Oppure ci guardiamo intorno in casa, guardiamo in un armadio o in ufficio e gettiamo uno sguardo alla nostra scrivania (o a quella degli altri) e vediamo tante cose, tutto pieno. Tanta confusione, carte, soprammobili, documenti, libri...caos...caos... disordine, polvere...Oh guarda, ecco dov'era la penna...Ma pensa...Ero certa di avere stampato il documento...e infatti ce ne sono 3 copie! Oh, un pezzo di cioccolato e una caramella che ormai non è nemmeno più in commercio... Ah, ma io nel mio disordine mi ci trovo! E' un disordine che ha un suo perché, un suo senso.

Bugia.

E' pesante, è inquinante, è fagocitante.

Scena due. Guardiamo agli armadi puliti, con poche cose ordinate; ammiriamo la scrivania con il pc, un'agenda e un portapenne. Apriamo un cassetto con 3 cose in croce e ben disposte...quanto spazio! Quanta aria! Quanto ossigeno! E ci viene da respirare profondamente.

Vero?

Scena tre. Guardiamo dentro di noi, nei nostri cassetti, nelle nostre scrivanie interne o in quell'armadio dove andiamo a rifugiarci quando non abbiamo voglia di stare con gli altri. Ci adagiamo su quel sofà dell'anima dove adoriamo chiaccherare con noi stessi, farci dei gran film...tanto non ci sente nessuno. Come sono questi cassetti, questi armadi e il divano? Sporchi, puliti, in ordine, pieni di briciole, di cose che non servono... E come ci sentiamo? Magari nemmeno lo sappiamo. Ma probabilmente non bene.

Ecco, è ora di passare alla scena quattro e di fare...decluttering.

Certo la Kondo fa decluttering vero, butta le cose materiali...noi facciamo quello emotivo! Facciamo spazio nelle nostre emozioni, nella nostra intimità.

Tagliamo tutto ciò che non ci serve, che ci appesantisce...quelle zavorre inutili che continuiamo a conservare "perché non si sa mai".

A cosa ci riferiamo nello specifico? Pensateci un po'...

Avete presente quell'amica di una vita, che "poverina è fatta così, non è cattiva eh, no"...Però che nervoso! Ha sempre ragione lei, lei è al centro del mondo: quando ha un problema lei, il mondo si deve fermare. E noi? Noi le stiamo vicino perché è nostra amica, poi quando toccherà a noi...lei è impegnata, ha tanto da fare, non ascolta, ma soprattutto...Noi siamo delle lagne! E come ci sentiamo? Stupidi, nervosi, incompresi. E tanta energia sprecata perché è nostra amica. E ci ritroviamo sempre lì, senza che cambi qualcosa.

E quell'amore? Quello che non mi soddisfa proprio tanto, quello che mi fa venire voglia di scappare, che non mi rende felice. Eppure è capace di gesti eclatanti (uno ogni 3 mesi) che ci scaldano il cuore e che ci fanno dimenticare il sarcasmo, le critiche, la trascuratezza. Ma sì, cambierà. In fondo è buono e mi vuole bene...

E che dire di quel lavoro che mi dà da mangiare ma che mi schiaccia, dove non posso esprimere il mio potenziale, dove mi promettono sempre qualcosa che puntualmente non arriva mai...e dove mi spremono come un limone?

E potremmo continuare all'infinito.

Vedete che il decluttering non riguarda solo l'ambiente esterno ma anche il nostro mondo interiore? Che ne dite di eliminare ciò che non serve, di lasciar andare, di tagliare proprio?

Come?

Partendo dalle piccole cose.

1. Prima di tutto facciamo pulizia nel linguaggio che usiamo

Basta iperbole come “al lavoro è una tragedia!”, “la mia vita è un incubo”, “è tutto un disastro!”… Razionalmente lo sappiamo che le tragedie sono altra cosa dalle fatiche quotidiane, quindi utilizziamo il linguaggio corretto.

2. Smettiamo anche di lamentarci. Il lamento di solito è fine a se stesso e mai risolutivo. Un conto è un piccolo sfogo (che ha anche un potere di carico/scarico emotivo) un'altra cosa è inserire un disco e suonarlo all'infinito!

3. Impariamo a dire NO e a farci scivolare addosso le cose

4. Basta con questo controllo: creiamo solo ansia e frustrazione. In noi e negli altri. Le cose non vanno come dovrebbero? Ho controllato solo una volta? E' più che sufficiente. Ci sarà sempre qualcosa che sfugge alle nostra previsioni e ai nostri monitoraggi. Una sana rassegnazione invece non ha mai "ucciso" nessuno.

5. Guardiamo a ciò che abbiamo e non a ciò che ci manca. E se ci manca qualcosa...beh vuol dire che c'è vuoto, c'è spazio da riempire. Non ci resta altro che capire che cosa vogliamo far entrare nella nostra vita. Ed essere pronti ad accoglierlo.

6. Eliminiamo i rami secchi: chiudiamo una storia, un capitolo, un'amicizia che ci succhia il sangue. Ne creeremo altre e se non lo faremo, avremo conservato un po' di noi.

Dai, che è primavera! Proviamoci!

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