Quale lavoro per il counselor

Per noi questo è tempo di colloqui, di Open Day e di iscrizioni alla nuova edizione in partenza il 27 settembre prossimo. E spesso spunta una domanda: ma il counselor poi che fa? Lavora? Di seguito una breve analisi dell'attuale situazione in Italia.



Ormai lo sappiamo tutti: il counselor non è una figura riconosciuta, non ci sono albo professionali e non abbiamo un Ordine. E' una figura che rientra nelle libere professioni regolamentate dalla L. 4/2013 e che, quindi, deve seguire la normativa e i vincoli previsti dalla citata legge.

La libera professione è lo sbocco naturale per il counselor, inutile girarci intorno. Così come lo sono i coach, i mediatori familiari, i pedagogisti, i formatori, i consulenti e tanti altri.

In Italia, infatti, questa figura è ancora poco conosciuta e spesso confusa con lo psicologo e quest'ultima cosa crea ai counselor alcuni problemi. Qualcuno di voi, per esempio, avrà letto che ogni volta che ci sono dei tentativi di inserire (magari in qualche concorso pubblico) il counselor, la reazione di una parte dell'Ordine degli Psicologi è immediata e tutto viene bloccato. E quindi? E' tutto inutile? No, queste erano solo le "brutte" notizie: più che brutte preferiamo definirle realistiche perché ci piace raccontare le cose come stanno. E allora? Il counselor lavora? Certo! Non sono tantissimi i counselor che vivono solo di counseling, ma nemmeno i coach o gli psicologi che vivono esclusivamente della loro attività sono numerosi (sarà per questo che ci fanno la guerra?). Il counseling però ha dalla sua un punto di forza notevole: la trasversalità della sua applicazione. Esso infatti rientra nella relazione d'aiuto e oggi di aiuto e supporto se ne sente la necessità.

Ecco quindi che il counselor può lavorare in tanti contesti e può essere il promotore di molte iniziative. Vediamone qualcuna:

1. In azienda. Il counseling può essere estremamente utile per tutte le figure che lavorano all'interno della Direzione Risorse Umane perché fornisce ulteriori strumenti e tecniche che rendono più efficace le relazioni interpersonali. Inoltre il counseling è entrato di diritto nelle misure legate al welfare aziendale: le organizzazioni quindi possono offrire questo tipo di supporto ai propri dipendenti con l'aiuto di un professionista esterno per garantire il benessere organizzativo e personale attraverso l'apertura e la gestione di uno sportello.

2. A scuola e nei vari contesti educativi. Il counseling può supportare e completare il profilo professionale di insegnanti, educatori, assistenti sociali che possono quindi ampliare le proprie competenze da applicare nei contesti educativi con i giovani e i bambini. Oppure il counselor può collaborare come esterno curando alcuni progetti e laboratori come attività extra-curricolari. In alcune cooperative il counselor può far parte dell'equipe dei professionisti.

3. In contesti socio-sanitari. Negli ospedali, nelle RSA e in tutte quelle associazioni no-profit che offrono servizi di ascolto e accoglienza, il counseling può dare un forte contributo. In ambito sanitario per esempio sono sempre più frequenti le strutture che decidono di inserire nei loro programmi di formazione interna anche servizi di counseling a supporto del personale sanitario per scongiurare il cosiddetto burn-out e anche per i familiari dei pazienti o degli ospiti delle RSA.

4. Con un proprio studio dove il counselor può ricevere i clienti e lavorare come libero professionista.

5. Con gli anziani, promuovendo progetti per le RSA a supporto della relazione e della vita sociale per gli anziani ospiti delle case di riposo.

6. Nella formazione. Per i trainer, il counseling può essere un percorso veramente arricchente e in grado di offrire spunti, tecniche e contenuti da utilizzare in aula.

7. Nell'orientamento professionale, nella selezione del personale e nella valorizzazione dei talenti.

E poi in moltissimi altri campi e settori. Scommettiamo che leggendoci ve ne sono venuti in mente altri! Noi crediamo che se si hanno passione e curiosità verso l'altro, reale interesse in ciò che si sta facendo...opportunità e possibilità verranno da sé. E ricordatevi: il percorso di counseling è comunque prima di tutto una formazione su se stessi e per se stessi. Tutti dovrebbero farla, al di là delle prospettive professionali. Curare la propria anima, curarsi del proprio sé e scoprire se stessi non ha prezzo.

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