Se la vita ti dà limoni, fatti una limonata! Parola di Debora

Aggiornamento: 2 ott 2021

Vi sembriamo impazziti? Non lo siamo. La frase che vedete nel titolo la trovate nella prefazione del lavoro di Debora Pozzoli che a febbraio ha concluso il suo percorso e da allora è diventata Counselor a tempo pieno. Il significato? Semplice: i clienti di un counselor non sempre sono soddisfatti della propria vita, sono sempre alla ricerca di qualcosa di più, di meglio, di altro. Ma quanto conta la responsabilità in tutto questo? E soprattutto...riusciamo a lavorare e a stare con quello che c'è? Ce lo racconta appunto Debora.


Debora Pozzoli è una delle nostre studentesse che per prima ha dimostrato fiducia nei nostri confronti. Si è iscritta infatti in E-Skill alla nostra prima edizione della Scuola di Counseling ed è cresciuta con noi in questo percorso. Siamo grati a lei e ai suoi compagni di corso per la scelta fatta e orgogliosi del suo cammino. Debora, con molta calma e determinazione, ha iniziato un viaggio che l'ha portata a svolgere esattamente ciò che voleva: in 3 anni ha operato scelte importanti e oggi lavora come counselor e collabora con noi in alcuni progetti. Ha discusso una tesi dal titolo Il Counseling come percorso di responsabilità e consapevolezza per una vita piena. Ma leggiamo in che modo è arrivata fino a qui.


D. Debora, la tua tesi parla della consapevolezza e della responsabilità del cliente in un percorso di counseling. Ci racconti come mai hai scelto questo tema?

R. Credo che faccia parte del mio approccio personale alla vita. È un tema che in prima persona ho incontrato, nei momenti più sfidanti e cruciali, quando mi sono trovata a dei bivi, e che ho ritrovato con i miei clienti, già in tirocinio. Mi sono resa conto, già dalla prime esperienze di colloquio, che gli ostacoli si affrontano meglio se ci si sofferma a fare un controllo di questi due ingredienti, per così dire. A prescindere dalla situazione che crea difficoltà, è vantaggioso cercare fin da subito di comprendere il più possibile che cosa sta succedendo e come vediamo la situazione – e quindi aumentare la consapevolezza – e come ci si vede nella difficoltà, provando appunto a capire quello che è in nostro potere fare e cambiare.

Questi due concetti sono per me la condizione necessaria per iniziare e proseguire un lavoro di crescita personale, o, semplicemente, per superare un momento “no” o di indecisione. Per quanto piccola e sterrata possa essere, c’è sempre una strada nuova da percorrere e per trovarla, avere una veduta generale del territorio su cui ci si sta muovendo è di grande aiuto.


D. Che cosa significa per te la responsabilità?

R. Molto spesso la parola responsabilità viene associata alla colpa. Essere responsabili richiama il peso di un qualche obbligo o di un dovere potenzialmente antipatico o gravoso, che può avere degli “effetti collaterali” su di noi, sulla nostra immagine o sul nostro lavoro. L’altro lato della medaglia, che a volte viene dimenticato, è che essere responsabili vuol dire avere a disposizione un certo grado di libertà. Ed è proprio questo l’aspetto che tengo a sottolineare per considerare entrambi i lati della medaglia. Il counselor chiede al cliente di impegnarsi nel percorso e l’impegno è ripagato dalle nuove potenzialità che il cliente scopre di avere. Per me responsabilità significa sapere quali sono le proprie esigenze e priorità da un lato, ed essere liberi di fare, in serenità, delle scelte di crescita dall’altro, abbracciando tutti gli aspetti dell’essere responsabili e della propria vita.


D. Se dovessi concludere con una frase sul tuo percorso di counseling e i risultati ottenuti finora che cosa diresti?

Il mio percorso di counseling è un tratto del viaggio iniziato molto prima della prima lezione in aula e che ancora è in corso. Il counseling è uno strumento di ampliamento: conoscere meglio se stessi e lavorare nella relazione d’aiuto è sempre arricchente e rende l’idea di quanto c’è da scoprire, dovunque, con chiunque, di continuo. Oggi svolgo questa professione e finora posso dire che le risorse che ho impiegato nel lavorare con le persone sono state ampiamente ripagate dalla bellezza di un incontro umano autentico.

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