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Tu come stai? Chiedilo agli adolescenti

Aggiornamento: 15 gen

Oggi diamo voce al counseling agito. E' il turno di scoprire che cosa si può fare durante il tirocinio di counseling. L'abbiamo chiesto ad una nostra studentessa che ha avuto la fortuna di fare un tirocinio all'interno di una scuola, a contatto con gli adolescenti.


Michaela Coufalova è all'inizio del terzo anno della nostra Scuola di Counseling e ha appena concluso il suo tirocinio: un'esperienza importante a fianco di un gruppo di psicologhe e psicoterapeute che l'hanno coinvolta in un progetto nelle scuole. Abbiamo chiesto a Michaela di raccontarci la sua esperienza. Ecco che cosa scrive.

Counseling e Scuola


Ero all’inizio del mio tirocinio di Counseling, quando ho partecipato ad un progetto in una scuola superiore di alfabetizzazione emotiva. Una bella sfida! Non è facile parlare di emozioni, figuriamoci con adolescenti che non ti conoscono.

Ero emozionata anch'io, ricordo: mi ero preparata bene, avevo parlato con i docenti di E-Skilll e con la mia tutor anche delle mie emozioni. .

Mi era stata affidata una classe di quindicenni. L'obiettivo era quello di farli aprire, di facilitare l'espressione del loro vissuto emotivo attraverso racconti dei loro rapporti con i coetanei, con i genitori, con i docenti…

In accordo con la tutor si è deciso di rendere l'intervento divertente e di "facile" accesso a tutti: dovevamo conquistare la loro fiducia. Com'è andata? Direi benissimo. Vi racconto proprio il primo giorno e il mio ingresso in classe.

Per sciogliere il ghiaccio tra noi e i ragazzi abbiamo fatto un gioco divertente: presentarsi attraverso un animale.

Quale animale ci assomiglia e perché abbiamo scelto proprio lui?

Sono emerse cose molto interessanti e i ragazzi si sono divertiti. Hanno scoperto molte cose di sé e dei loro compagni.

Ricordo le loro risate, le espressioni di stupore, i commenti del tipo: “MA DAI”… “VERAMENTE?”… “NON LO SAPEVO”… La loro sorpresa nello scoprirsi attraverso il gioco.

Il divertimento è continuato con i nostri disegni sulla lavagna.: un brainstorming dove ognuno ha detto cosa si immagina in riferimento ad una certa parola.

Il potere di una domanda


Una volta instaurato un clima di fiducia e confidenza con i ragazzi, abbiamo potuto azzardare la fatidica domanda:

“E VOI RAGAZZI, COME VI SENTITE?”

Silenzio, …. gli sguardi abbassati, le mani che stringevano le penne, i fogli e le gambe che nervosamente dondolavano.

La classe ha assunto un’aria “smarrita” … non si aspettavano che i loro sguardi diretti alla lavagna si sarebbero rivolti dentro di loro, che la bellezza del gioco divertente sarebbe diventato un tema serio. I loro sorrisi piano piano sono spariti e i ragazzi si guardavano attorno, si osservavano timidamente: nessuno osava alzare la mano per rispondere.

Smarrimento, questa era l'emozione dominante...

Osservavo i loro volti e pensavo quanto una domanda apparentemente semplice potesse risultare pesante da affrontare. Di quanto potere si nasconde dietro alla domanda giusta al momento giusto. Di quanto una domanda di 3 parole e di 11 lettere potesse cambiare il loro sentire, il loro umore, il loro pensare.

Pensavo alla potenza nascosta nelle domande. E ho capito che cosa intendevano i docenti E-Skill quando ci parlano dell'importanza della domanda e del momento in cui farla in un percorso di counseling.

Ho notato che una ragazza si è coperta il volto (non voleva essere guardata da nessuno): poco dopo si è alzata ed è letteralmente scappata fuori dall'aula

Ho scambiato velocemente lo sguardo con la mia tutor: dovevo seguirla.

Sono uscita velocemente dalla classe e mi sono messa a cercarla: l’ho trovata nel bagno...piangeva.

Ero all’inizio del mio percorso di Counselor… nella mia testa mi frullavano le domande del tipo: “Cosa faccio?” … “Cosa le dico?” … “Come la tranquillizzo?”

Alla fine ho deciso di affidarmi all’autenticità, come ci avevano sempre insegnato nella scuola e mi sono lasciata guidare dal mio sentire.

Ho deciso di non porle alcuna domanda, ma di farla sentire semplicemente ascoltata, accolta. Le ho detto: “Non ti chiedo niente, ma sappi che non sei sola. Ci sono io. Se vuoi, io ci sono.” Con queste parole ho lasciato i bagni e mi sono diretta verso il corridoio.

Lei lentamente è uscita dal bagno, è venuta verso di me, mi si è fermata davanti e mi ha fissato negli occhi con paura.

Mi ha detto: “Ho paura. Paura di sapere come sto, di come mi sento.”

Non le ho detto niente, l’ho guardata e dolcemente sorriso.

Improvvisamente lei si è lanciata tra le mie braccia e mi ha stretto forte ed è scoppiata in un forte pianto… oserei dire un urlo.

Il suo pianto era così carico di dolore che alcuni professori sono usciti dalle loro aule: quando hanno visto cosa stava accadendo con molto tatto e delicatezza hanno richiuso la porta tornando alle loro lezioni.

Sono rimasta lì con lei: l'ho abbracciata per tutto il tempo necessario finché lei, da sola, non si è staccata da me, si è asciugata il viso, ha fatto un sorriso e un sospiro di sollievo e mi ha detto: “Ti ringrazio, sto molto meglio ora.”

A quel punto ho parlato: Te la senti di tornare in classe? Un cenno affermativo della sua testa e ci siamo incamminate.


Cosa significa fare counseling con gli adolescenti


E’ stata un’esperienza a dir poco MOLTO PROFONDA, perché ho capito che noi umani abbiamo tanto, ma tanto bisogno di sentirci ascoltati, ma soprattutto accolti. Ho capito la potenza sia della domanda, sia del silenzio.

Ho capito quanto una presenza empatica e non giudicante possa accogliere il malessere e dare il sollievo al dolore.

Ho capito che lei non aveva bisogno di essere interrogata su cosa le era successo e perché si sentisse così. In quel momento, aveva semplicemente bisogno di essere accolta per quello che le stava succedendo.

E come lei sono convinta che anche molti altri suoi compagni e coetanei avrebbero bisogno e gradirebbero qualcuno che possa accogliere la loro risposta alla domanda: “E IO COME MI SENTO?”

Lavorare con gli adolescenti è stata un’esperienza bellissima. Ho capito che il loro mondo è delicato e allo stesso tempo forte. Ho avuto spesso la sensazione che cercassero di capire non solamente cosa sentono, ma anche chi sono. Credo che noi Counselor possiamo fare molto per loro, perché secondo me hanno bisogno di ascoltarsi e, di conseguenza, essere accompagnati empaticamente nel loro silenzio. Hanno bisogno di essere ascoltati senza alcun giudizio e la chiave per farsi aprire la porta del loro mondo interiore è essere autentici; l’autenticità per un Counselor è un fondamento importante.

Se noi Counselor autenticamente impariamo ad accogliere il loro stato d’animo riceviamo in cambio la loro apertura e la possibilità di entrare nel loro mondo: ne sono pienamente convinta!


LA POTENZA DELLE DOMANDE, LA PROFONDITA’ DEL SILENZIO E LA MAGIA DELL’EMPATIA SONO STRUMENTI FONDAMENTALI PER INTRAPRENDERE IL MERAVIGLIOSO VIAGGIO VERSO LE NOSTRE RISORSE. PERCHE’ SOLO NOI SAPPIAMO DI COSA ABBIAMO BISOGNO E COSA CI FA STARE BENE 😊

Scritto da Michaela Coufalova



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