Un libro: un giardino da custodire in tasca.

La bellezza di un libro è incommensurabile. Leggere apre la mente: sfogliare un libro, conoscere i personaggi, immergersi nelle loro storie ha un che di magico. E può anche curare...


Le storie hanno un potere enorme: ci fanno sognare, ci spaventano, ci fanno ridere o piangere. Sicuramente ci trasportano in un mondo parallelo e stimolano la nostra creatività e la nostra fantasia. Leggere è importantissimo, per imparare a parlare, a scrivere, ad esprimersi. E con la biblioterapia, le storie possono anche curare.


Che cos'è la biblioterapia


La biblioterapia è l'uso creativo e ragionato della letteratura, da parte di un facilitatore, per raggiungere diversi obiettivi di tipo educativo, riabilitativo, curativo e di crescita personale.

Utilizzare un romanzo, un saggio, un racconto per lavorare con le persone è un utile strumento che dona al facilitatore molti spunti per il proprio intervento ed è di facile accesso per tutti.

La biblioterapia è quindi una disciplina al servizio di tutti i professionisti della relazione d'aiuto (psicoterapeuti, psicologi, educatori, counselor, coach, insegnanti, solo per citarne alcuni) che possono lavorare con il proprio cliente attraverso le storie.

Le potenzialità della lettura erano già note ad Aristotele, ma la metodologia della biblioterapia è stata messa a punto negli anni 50 del secolo scorso da due psichiatri americani, Menninger e Caroline Shrodes, basandola su un processo psicodinamico che comporta diverse fasi necessarie affinché si inneschino e si attivino gli effetti ‘terapeutici’ dei libri, ossia: identificazione, proiezione, catarsi e integrazione.

Il termine "terapia" potrebbe trarre in inganno e far pensare che questa pratica sia appannaggio solamente di personale sanitario. In realtà non è così: terapia è da intendersi come termine più ampio di quello letterale; una sorta di cura che può essere anche cura di se stessi, prendersi cura, autocura...auto somministrazione che non contiene per forza di cose una medicina o uno strumento psicologico o psichiatrico. Ecco quindi che un buon libro può "salvarci", può farci riflettere, emozionare, analizzare, aprire un altro punto di vista.


Le diverse tipologie di biblioterapia


Eh sì, perché non esiste solo un tipo di biblioterapia; ce ne sono molti a seconda delle competenze, degli scopi e del facilitatore che la utilizza.

La biblioterapia clinica, per esempio, è per tutti gli psichiatri, psicoterapeuti e psicanalisti che vogliano trattare diversi disturbi psichici di lieve entità in età infantile, adolescenziale o adulta. L'obiettivo è ricercare un beneficio psicologico mirato.

Poi esiste la biblioterapia umanistica o educativa, di competenza di educatori, counselor, assistenti sociali, infermieri, filosofi, coach che mira a sviluppare l’empowerment e a rafforzare la parte creativa, emotiva e riflessiva dei partecipanti.

La biblioterapia creativa invece spesso si svolge in un contesto di gruppo, con storie, poesie e fiction lette e discusse dal gruppo per aumentare la riflessione e la creatività.

Un libro può diventare uno strumento prezioso di cura nelle varie fasi evolutive. Nell'infanzia può essere facilitante per il bambino, per farlo parlare sotto forma di racconto, per aiutarlo a mettere ordine nella successione degli eventi e nella verbalizzazione degli stati emotivi; nell'adolescenza può essere un valido motore di identificazione e stimolare la ricerca della complessità interiore e dello sviluppo delle capacità critiche e riflessive; nell'età adulta può essere strumento di trasformazione della nostra personalità inconscia e conscia; e infine nella vecchiaia può riempire gli spazi di solitudine e di vuoto e dare valore a una fase di vita preziosa per le elaborazioni personali.

Quanta ricchezza e tutta in in libro!


Come usare la biblioterapia nel counseling


A questo vi immaginiamo curiosi di sapere come si può utilizzare la biblioterapia in un colloquio. Vi accontentiamo subito riportandovi ciò che consiglia Sam Gladding, professore presso il Master online in Counseling and Human Services della Wake Forest University nella Carolina del Nord, specializzato in creatività nel counseling, fermo restando che non si può imparare leggendo queste poche righe, ma è sicuramente un inizio.

Gladding descrive la biblioterapia come un'interazione dinamica a tre vie: un libro, un counselor e un cliente. “Il counselor e il cliente analizzano i problemi o le aree di stress nella vita del cliente; poi il consulente "prescrive" un libro o una storia da leggere per il cliente", dice. Ovviamente il libro o la storia consigliata deve riferirsi direttamente alla difficoltà del cliente: è importante infatti che si verifichi un'identificazione con un personaggio del romanzo, preferibilmente il protagonista, o con il tema trattato. Il counselor e il cliente nelle sessioni successive analizzeranno insieme il modo in cui il protagonista ha gestito i suoi problemi e se queste sono applicabili alla situazione del cliente.

Semplice? Non proprio. Anche la biblioterapia richiede esercizio e pratica da parte del counselor.


7 trucchi per iniziare con la biblioterapia


Se volete iniziare a "prescrivere" un libro nei vostri colloqui, ecco qualche trucco:

  1. Non consigliate libri a caso. Scegliete non solo il tema da affrontare, ma anche e soprattutto il cliente "giusto". Non tutti amano la lettura e non c'è niente di più sbagliato che imporre un compito faticoso.

  2. I libri che consigliate li dovete conoscere bene: non affidatevi alle recensioni, ai riassunti o a ciò che vi ha raccontato il collega, l'amico, il familiare...Il vostro cliente quando tornerà da voi sarà preparatissimo sulla lettura e il vostro compito sarà quello di formulare le domande "giuste", quelle che lo porteranno a riflettere sulla situazione.

  3. Proponetelo come un gioco, come un "qualcosa che farà sicuramente bene", non come un compito da fare per forza.

  4. Calcolate la lunghezza del testo, gli impegni del cliente e le sue "capacità" per dargli il giusto tempo per leggerlo.

  5. Siate creativi: potete anche decidere di non aspettare che il cliente legga tutto il libro, ma procedere per capitoli e programmare le sessioni sulla lettura di quel capitolo

  6. Siate flessibili e sempre pronti a trovarvi un cliente che arriva in sessione e vi dice..."non ho letto il libro, il capitolo...non mi piace, non mi va..."

  7. Leggete, leggete, leggete e scrivete in un quaderno i titoli dei libri, le tematiche affrontate e le problematiche che possono curare. Se poi siete precisi come chi scrive, annotatevi anche la tipologia di cliente (adolescente, adulto, uomo, donna...) e i passaggi spinosi, quelli che potrebbero suscitare delle riflessioni particolari o delle resistenze (anche le vostre...perché la risonanza è dietro l'angolo)

Ci sarebbe molto altro da dire e scrivere ma ci fermiamo qui: se volete approfondire, seguiteci su questo blog, perché sono in arrivo delle grandi novità.

Ci fermiamo qui, non prima di avervi dato qualche consiglio di lettura (rivolta ad ambo i sessi, naturalmente): a voi la scelta di quale potrebbe essere l'argomento trattato.


“Non mi sento apprezzata in famiglia e credo di aver sacrificato una parte importante di me e dei miei bisogni per soddisfare quelli degli altri” Mai stati così felici di Claire Lombardo


“Mi sento frustrata perché sento di non essere accolta nelle mie manifestazione di malessere dalle persone che dovrebbero starmi più vicine” L’opposto di me stessa di Meg Mason


“Non riesco a chiudere la porta sul passato, continuo a rimuginare e quindi non riesco a godermi appieno le possibilità che il presente mi offre.” Amore assoluto e altri futili esercizi di Giulia Serughetti


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